venerdì 20 marzo 2009

PSYCHOBOOK (contenuti speciali per chi ha letto il libro)



Dal rapporto di polizia del 7 marzo 2019 – Sergente Moro – matricola 7479

Ne abbiamo preso un altro. Ci ha chiamato la moglie alle tre e cinquanta del mattino. Si è svegliata e lui non c’era, sul cuscino un biglietto: Mario Brambilla è andato a comprare le sigarette. Mario Brambilla non fuma, ma non era questo il problema. Sotto, in blu, aveva aggiunto: commenta – mi piace. Gli era tornata. La febbre da Facebook.

Lo abbiamo trovato dopo tre giorni in un grande magazzino di Milano Due. Era in uno stato pietoso. Canotta azzurrina ingiallita, calzini beige con ciabatta da turista teutonico in vacanza a Bellaria e boxer extralarge macchiati di salsa cocktail e Dixie al formaggio. Aveva riaperto clandestinamente il suo profilo.
Cambiava status ogni cinquanta secondi esatti, pause fisiologiche comprese. L’ultimo diceva: Mario Brambilla viene arrestato da un amico. Credeva che fossi uno dei suoi contatti. Gli ho detto che non ero su Facebook. “Tutti sono su Facebook” ha risposto “anche la mia ex delle elementari, anzi ora le mando un pesciolino canterino e ti consiglio l’amicizia!”
Sulla bacheca sessanta album di foto a Cefalù, Londra, Egitto e Maldive. Poi aveva attaccato con gli autoscatti. Mai visto tante pose in mutande da quando rubavo il catalogo Postalmarket a mia nonna.
Abbiamo cercato di prenderlo con le buone. Urlava che doveva comprare il nuovo item limitato su Pet Society, altrimenti la gnocca del marketing, quarta abbondante bionda con meches rosa, non gliel’avrebbe mai data. Poi ha preso a piangere perché nessuno commentava, nessuno lo taggava né pokava. E i compagni d’asilo non rispondevano alle richieste d’amicizia. Ho provato a spiegargli che Facebook non esiste più per evitare che gente come lui perda il lavoro, la moglie e ogni briciolo di dignità. Ho provato a spiegargli che un gruppo di resistenza armata per la salvaguardia dei rapporti umani chiamato Psychobook ha iniziato una sanguinosa guerra contro i social network al grido di “Evviva il realismo! Morte a Facebook!” e ha vinto, a caro prezzo, ma ha vinto. Ho provato, è stato inutile: mi ha chiesto se poteva diventare fan del gruppo.
È la peggiore ricaduta che vedo da quella tizia che postava le sue foto nuda dal cellulare e chiedeva l’amicizia alle vecchiette in carrozzina alla fermata della 59. Capita sempre meno spesso ormai e spero che Mario Brambilla sia l’ultimo. Mentre lo trascinavamo via si è aggrappato alla sedia. Ci ha chiesto se poteva creare un evento sul suo arresto, solo un’ultima volta, e se potevamo confermare la nostra presenza. Impietositi gli abbiamo fatto vedere il profilo. E lo abbiamo chiuso prendendo a manganellate il computer. Amo il mio lavoro.

Aggiornamento del 1 settembre 2019
Dopo la riabilitazione Mario Brambilla è guarito. Ride, scherza e la domenica porta moglie e figli a fare picnic in campagna. Quando gli gira guarda la tv e si collega a internet, ma non è che ne abbia bisogno. Viva il realismo! Morte a Facebook!

4 commenti:

Cristina ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
Cristina ha detto...

:)
la bozza del sequel che tutti stavamo aspettando.
grande.

Christian Robinson ha detto...

Hey Alessandro,

I was looking at your blog for about 3 min, before i realized that all your post are in Italian.

How is your book doing? When it wins the pulitzer prize can i want to come to the ceremony?

AQ FERRARI ha detto...

Hahah
Hi Christian!

I tell you more: if I win the Pulitzer and the Nobel, you'll make the movie about my life, eh? ;)