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sabato 4 ottobre 2008

Put On Your Sunday Clothes


Mentre procedo con la roba mia e con l'adattamento di Up - è sempre bellissimo smontare le scene vedere cosa puoi tenere cosa no, dargli una forma fumetto che regga che trasmetta la stessa emozione ed emozionarti a tua volta (questo film è unico, come sempre la Pixar fa quello che nessuno si aspetta, tipo un protagonista 78enne) - dicevo, mentre procedo con Up posto alcune tavole disegnate da Claudio Sciarrone per la graphic novel di Wall.E uscita ora nelle edicole. Faticherete un po' a recuperarla, ma ne vale la pena.

Le tavole sono in bianco e nero, Claudio le ha cleanuppate (rifinite) direttamente a computer. A me piacciono molto, in alcuni casi erano proprio immaginate così, senza didascalie. More soon.


tav 10 - 11




tav 28-29





ovviamente tutto questo è © Disney/Pixar

mercoledì 1 ottobre 2008

Personale


Alcune cose di questo blog stanno per cambiare. Lo dico per i miei 19 lettori.
Diventerà un poco più mio e un poco meno generale. Che il bloggaggio se li mangia vivi i piccoli scrittori che come me sono incapaci di mostrare un imparziale distacco. In un momento in cui l'ordine monetario delle cose sta per venire meno e i pugni stretti, come dice Ausonia, vanno stretti ancora di più, be' io voglio esserci.
Domani inizio a lavorare su un progetto indipendente e autoprodotto. Non sarà un buon racconto coi fiocchi. Sarà roba mia.

È uno dei miei fumetti fotografici - qualcuno di voi ha visto le mostre che ho fatto con Atene, 14 Marzo 1997 - uno nuovo anche se la storia è nata molto tempo fa. Parla di una principessa. Aspettava il momento giusto. Ora, grazie soprattutto a questi anni in Disney, posso scriverlo, lo vedo. Tavola dopo tavola. La sensazione è strana, perché ho il motore che non si rompe più, che ha fatto un po' di giri in un po' di circuiti e la carrozzeria finalmente testata nella galleria del vento. Non sono nemmeno così giovane. Il problema sarà il pilota, è lui che si dovrà togliere il casco e ricominciare a rischiare grosso come non è più abituato a fare. Senza cinture.

Questo non significa che smetterò di scrivere Disney, no no. Oltre all'adattamento di Up c'è una storia di Paperino Paperotto che mi aspetta, forse un altro numero di Witch (a proposito ho appena finito il 95 e sarà strepitoso, molto steam punk, con i disegni di Alberto Zanon e le chine di Cristina). Il topo è pur sempre il topo e mi viene ancora voglia di scrivere storie, devo provarle tutte prima di smettere.


Presto nascerà anche un blog collettivo o qualcosa del genere in cui io, Giammaria Caschetto, Alessandro Minoggi e altri pubblicheremo le nostre cose. È un po' che ci penso, ne parlavo l'altra sera con g. Poi leggendo qua e là mi sono reso conto che è la cosa da fare. Perché ne vale la pena. Sempre e comunque, per far stare alzato fino alle 5 almeno uno di voi 19.

Laura, Atene, La Prima Donna sono solo alcuni dei fumetti che abbiamo già fatto. Me li tengo sempre sotto il naso, li guardo, li respiro. Posto un piccolo antipasto qui sotto, la prima pagina - introduttiva - di Laura, fumetto di 96 pagine scritto da me e disegnato da Gianmaria Caschetto.





mercoledì 16 aprile 2008

Lingue Assassine


Chi di lingua ferisce...
Originally uploaded by justnerve
Vietato l'accesso. Questa proprietà è stata condannata.

Vado al Rocket, a Milano. Adoro la tappezzeria, sul serio. Mi sembra sempre di essere nel salotto di mio zio a Biassono, che è la casa dove un po' sono cresciuto, andavo a raccogliere le ciliegie sui suoi alberi e non sono mai caduto. Bevo, non ricordo quanto, ma ricordo che appena arrivato qualcuno mi offre un bicchiere rosa mezzo pieno di liquidi. Bevo ancora. Comincio a sciogliermi quando mi mettono una parrucca colorata che se mi vedessero i miei cugini di Biassono - i figli di mio zio di Biassono, quello delle ciliegie - è probabile mi prenderebbero a sassate. Ma tant'è, io sono uno che si mimetizza bene. Avete presente Zelig, il personaggio di Woody Allen?
Faccio un po' di foto, conosco gente che non capisco e con cui non mangerei una pastasciutta nemmeno per evitare la dannazione eterna. No, manco con la dj pornodiva. Una ragazza mi blocca fuori dai bagni, mi racconta che vorrebbe andarsene, le dico scappa. È giovane, carina e sa il fatto suo come tutte le ragazze che ho conosciuto di recente. Dico, scappa. Dopo le ultime elezioni mi viene da dire anche, scappa in fretta. Vero, qui ci sarà da ridere per cinque anni e non è una cosa da poco. Ci tiene su il morale. Ma il futuro? I sogni? Dio, che parole orribilmente sfigurate. Punti di vista? Mi piace molto di più, suona nuova.
Le dico, ti faccio una foto. Fammi la linguaccia, dico, bleah, fa lei. E quando arrivo a casa scopro l'oggetto, il punctum, il segreto. Un lucido, lucente e liquido piercing.

Ti cambia tutto il punto di vista su una donna, una cosa così. E io sto ancora cercando il punto di vista nuovo sull'altra parte del cielo. Di qui, comunque, piove a dirotto.

Poi mi addormento e sogno mio zio che mi chiede perchè in inglese non esiste una vera parola per definire il nostro 'furbo', mentre sono fermo alla frontiera della Repubblica Democratica Tedesca su una cinquecento usata dove dorme il mio amico Ale accanto a uno cui ho appena sparato. Mi sveglio. Ci penso su. Io non ho mai avuto una cinquecento.
La mia ragazza si lamenta nel sonno. Sogna di macelli e gente che si strappa a morsi un tendine dall'avambraccio, subito prima che una parata di fenicotteri rosa su trampoli arrivi cantando e ballando per portarla nel regno della regina gufo.

Mi vengono in mente tre parole. Ballare. Cantare. Cardigan. Solo una di queste ha a che fare con la morte e in fondo quello che ho capito è che non c'è stata sconfitta. Perché non c'era nessuno in gara. Forse, ma solo forse, sarebbe il caso di uscire della prigione in cui ci hanno messo da quando siamo nati. Ribaltare la posizione, immaginando che Dio sia la totale immoralità umana (scusa Albert). Se ti cuciono le palpebre quando nasci ti marciscono gli occhi. E per le promesse del cuore? Quanto devono essere spessi ago e filo?

sabato 12 aprile 2008

winter song


luglio 07
Originally uploaded by overperception
"Conservo di nascosto sempre lo stesso smalto". Do you get it?

C’è una in Jones street, sbattuta in un angolo. È avvolta per metà, la metà che non si vede, in un sacco a pelo verde militare che solo a guardarlo puzza come una fogna a cielo aperto. Si accende una sigaretta. Il tipo che quando ti prende tra le cosce ti ingoia come un croccantino per cani. Sta parlando, ma a nessuno in particolare. Racconta la storia di due cinesi. Dice che le ha conosciute a Shanghai e che Shanghai non esiste.

— Non è come San Francisco, ok? — dice — A Frisco te ne vai sotto il Bay Bridge, ti siedi sul molo, mangi un doppio col formaggio e ci sono quei rompicoglioni dei gabbiani, e hai un buco nella maglietta così grande che sembra un bikini, però tu lo sai che sei in un posto che esiste, giusto? Che un pomeriggio sulla spiaggia a cercare bottiglie per farti qualche soldo ce lo passi sempre. Ma Shanghai no. Shanghai non c'è. È una cazzo di città fantasma. Non ci vive nessuno in quel posto, è solo per i turisti che cercano di fottere a buon mercato e basta.

La ragazza si accende un'altra sigaretta. Dice che le sue amiche a Shanghai ci sono andate per i turisti americani. — Cercano di farsi portare via, perché farsi portare via da un americano è meglio che restare a vivere in un buco che non esiste. Una sera le ho viste bere con due uomini. Si vendevano per 100 dollari, ma i due uomini non ne volevano sapere di pagare 100 dollari, volevano solo portarle a fare un giro. E dicevano e dicevano che è tutto ok, che facevano loro.
— Quelli non erano di sicuro americani, perché io sono americana, e quelli non parlavano neanche per sogno la mia lingua, gli ho detto. Quei tipi sono russi, poco ma sicuro. Erano venuti a cercare merce da vendere, chiaro?
— Adesso viene il bello. Le cinesi lo sapevano. Cazzo sì, sapevano che non erano turisti americani, e come andavano le cose! E hanno detto che fa niente, che andava bene lo stesso. Gesù. Che essere merce è essere qualcosa, invece che un cazzo niente. E io non sapevo che dire. Non so che altro dire.

Le luci di Jones street si spengono e riaccendono, la gente urla, ride, bestemmia in italiano. Fa meno freddo di ieri e domani farà meno freddo di oggi. La ragazza con il cappello si accende l'ultima, poi restituisce l’accendino a un uomo in piedi vicino a lei. Lui si piega, le sfiora i capelli con delicatezza e le dice puttana, baciandole la punta delle dita della mano.