venerdì 22 aprile 2011

Evolution, baby


Ho visto Scream 4.
Considerato che Scream 2 è stato uno dei miei film preferiti di tutti i tempi, sono di parte. Ma anche chissenefrega.
Scream 4 non è un capolavoro di film. È un film medio. Medio decente.
Eppure ha qualcosa di importantissimo che spedirei un sacco di gente a calci nel culo a vederlo.

*Spoiler alert, parlerò del finale, eh.*



Alla fine è stata la cugina. Era lei ghostface stavolta. Ma non è questo il punto. E nemmeno l'idea geniale (per me) di rifare il primo film senza dirtelo, con le stesse identiche scene. No, per me la cosa geniale, rubata a Californication (episodio 11 della serie 1) va detto, è il perché la cugina lo ha fatto.
Lo ha fatto perché voleva la fama di Sydney/Neve Campbell: che cazzo, pensi che io voglia studiare, faticare e lavorare? dice. Voglio la fama, voglio essere al centro dell'attenzione, voglio i soldi, voglio quello che hai tu e lo voglio ADESSO. E quasi ci riesce, pure. Quasi.
Come quasi ci riesce Mia in Californication, che ruba il libro di Hank e dice le stesse parole. Non voglio lavorare, voglio quello che hai tu. Ma non durerà, la avverte Hank.

Mia: I never intended to be famous, but I do like being the center of attention. It feels just like I thought it would. Totally fucking great.
Hank: But it's gonna go away.

Ecco. Sta tutto in quel VOGLIO QUELLO CHE HAI TU. È lì l'errore, me ne sto convincendo. L'errore bellissimo e commuovente di un'intera generazione. La mia. L'errore supremo che ci fa cadere come solo noi sappiamo. Il problema non è che non possiamo raggiungere quello che vogliamo. Il problema è che vogliamo le cose sbagliate.

Perché abbiamo visto solo quelle cose e non sappiamo cosa possiamo volere di diverso. Perché il mondo del passato (delle case editrici, dei magazines, dei libri e dei cd, delle riunioni con dieci persone del marketing che non capiscono un accidenti di niente), quel mondo sta crollando e non sappiamo cosa c'è dall'altra parte del muro. Perché ci hanno insegnato, perché ci mostrano costantemente che questo è quello che è giusto volere. La fama. La fama che hanno tutti gli altri tranne noi.
Ma quegli altri sono vecchi e vengono da un mondo che non è il nostro. Non più. E non ci riesci, ci puoi provare a diventare Syndey Prescott, ma non ci riesci, alla fine. Alla fine fallisci. E basta. Perché era una cazzata provarci sin dall'inizio.

E allora? Allora forse è venuto il momento di volere cose diverse. Per non fare la fine di Jill in Scream 4, per non fare la fine di Mia in Californication, ma nemmeno la fine di Justin Bieber o chi per lui. Basta. Cambiamo le regole del gioco. Cambiamo quello che vogliamo. E non saremo un remake, non saremo un sequel o un prequel, non saremo nemmeno un reboot. Saremo una cosa nuova. Che gli facciamo prendere la strizza alle palle a queste cariatidi che ci circondano.

lunedì 11 aprile 2011

Senza Palle I


Due cose, che sembrano non c'entrare ma c'entrano.
Questa è la prima, anche se l'ho scritta dopo. Qui sotto trovate la seconda.

Cartoons on the bay.
Ci sono andato sabato. Andata e ritorno. Non ho visto molta roba, ma tanto non è di questo che volevo parlare. C'è una terrazza bellissima all'Hotel Excelsior che dà sul mare e ti ci puoi sedere a prendere il sole. Un caffè costa 4 cazzo di euro, ma la cosa buona è che non devi prenderlo se non vuoi. Fosse sempre così la vita, sarebbe bello no?

Ho fatto un pranzo con Warren Spector. È stato bellissimo. Non perché Warren Spector è Warren Spector. Cioè, anche. Ha visto e fatto la storia del videogioco. E ha raccontato di quando giocava a Dungeons & Dragons con Bruce Sterling come Dungeon Master. E questo già bastava perché anche io come lui conservo le mie prime schede di D&D e dio solo sa quanto darei per tornare indietro. Forse è questo che facciamo. Cercare di tornare a quel momento in cui diventare un personaggio era diventarlo davvero.
Ma non è stato solo questo. Warren è intelligente e si applica. Nel senso che non è seduto, vuole di più. Warren ha una visione ed è disposto a perdere tutto per quella visione. E quando ci parli, se ci parli come ci ho parlato io, non puoi non sentire questa cosa anche un po' tua.

Poi.
Poi vai alla premiazione di Cartoons on the bay. E ci sono politici e dirigenti RAI lì. C'è Garimberti e c'è Marano. In prima fila con le guardie del corpo. E a un certo punto Garimberti sale e presenta un altro dirigente RAI. Uno che non mi ricordo il nome. Dice che è giovane, mica come dicono sempre della RAI che i dirigenti non sono giovani. Io non sono bravo a giudicare dall'aspetto, ma a detta dei miei vicini di sedia ne ha almeno 50 di primavere alle spalle il giovane. Ma non è questo. Il dirigente giovane dice una cosa in inglese. Tre parole in croce, pronunciate bene per carità di dio, però non era Shakespeare. Sta di fatto che il presidente della RAI dice, senza un filo di ironia, senza neanche la possibilità che fosse ironico il tono, dice una cosa tipo: visto? poi dicono che alla RAI siamo vecchi. I nostri dirigenti sono giovani e sanno persino l'inglese.

Ecco. La chiudo qui. Non credo che ci sia altro da dire. Noi lottiamo su un ring dove anche le corde sono truccate. Giochiamo a un gioco vecchio per spettatori vecchi.
Prima di tutto spegnete la TV. Per sempre. Io l'ho già fatto. Poi cominciamo a ideare un nuovo modo di parlarci. Un modo che ci faccia mangiare a noi che creiamo, che ci dia i soldi per farlo. Perché è un lavoro, non dimentichiamolo mai. Che sia anche un modo per dare a voi storie che non siano passate sotto le unghie di dinosauri del genere. Ci sono tanti modi ora, non so quale sia quello giusto. Ma ho la sensazione che non sia nessuno di quelli ora disponibili. Secondo me dobbiamo uccidere Batman prima che noi Robin possiamo davvero avere una chance. Con l'autoproduzione, la produzione di nicchia, l'ebook o qualsiasi altra cosa. O un giorno, inevitabilmente, ci ritroveremo anche noi su quel palco. E francamente non lo augurerei al mio peggior nemico.

Senza Palle II


Due cose, che sembrano non c'entrare niente.
Ma c'entrano eccome. Questa è la seconda, anche se l'ho scritta per prima. Tra poco qui sopra trovate la prima.

Boris, il film.
Partiamo con questo. Io sono un fan della serie TV. Anzi io adoro la serie TV. La venero. So le battute a memoria, so le scene a memoria, quasi tutte le scene voglio dire. Rido e sto male quando penso al monologo sulla locura.
Il film di Boris mi ha fatto schifo. Aspettate, non credo sia una mera questione di gusti. Perché ho avuto i conati di vomito alla fine e non erano, non potevano essere giustificati solo dal gusto. Boris, il film, non è neanche una brutta puntata della serie TV. Non è niente.
Anzi è peggio. Perché non è solo scritto male e girato male - il che già basterebbe. E non è solo il fatto che i personaggi agiscono a cazzo di cane, senza motivazione. Che lo stagista e Arianna si baciano senza alcun motivo nel finale, senza che ci sia progressione, come se niente fosse. Sia per chi non sa nulla sia per chi sa tutto, questo è un insulto. E non è solo quello che dice. A parte due battute felici, non fa ridere. E non è vero che Boris non deve far ridere. Boris DEVE far ridere come Fantozzi faceva ridere. Di un riso che poi a casa stai male da quanto ti ci vedi dentro. Che se non fa ridere non rifletti.

Ma non è neanche solo questo il problema.
Potrebbe essere il fatto che se non hai visto TUTTE le puntate di TUTTE e 3 le serie non capisci niente e ti perdi ogni riferimento. Allora che senso ha un film così?

Ma, di nuovo, non è questo. La cosa peggiore è che prendono per il culo il cinema senza saperlo fare. Finché affondi le mani nella melma TV perché vieni da quel mondo io lo sento che mi stai dicendo la verità. E rifletto. Rido e rifletto. Ma quanta supponenza e falsa ideologia c'è nel prendere in giro i direttori della fotografia che hanno bisogno di una luce perfetta per girare quando tu non sai fare neanche un campo lungo come dio comanda? Quanto è italiano (sì, come dice Stanis) ironizzare su quelli che si sono fatti il culo per imparare un mestiere quando tu non hai mai nemmeno provato a farlo? Fare Tv e fare cinema sono come fare il pilota di formula 1 e di motoGP. Non è impossibile passare da uno all'altro, è comunque velocità, ma diavolo se è difficile riuscirci.

Ma la cosa peggiore forse non è neanche questa. Forse il problema è che Boris, il film, prova malamente a ripetere il senso dell'ultima puntata della terza serie. Quando René decide che si è rotto le palle di provare a fare Medical Dimension, che è tutto inutile. È meglio la merda, perché solo questo si può fare in Italia. La merda. Ma nel film non è la stessa cosa. Nel film René rinuncia a fare qualcosa di bello non perché è impossibile in Italia - da qui la critica e la follia ironica della locura. No, René rinuncia perché boh, perché costa un sacco di fatica, perché è un casino e ci vuole pazienza e sei partito già male e quelli che fanno cinema c'hanno la puzza sotto il naso. Un po' poco, no?

Ma, ora la pianto, anche questa non è la cosa peggiore. La cosa peggiore per me è un'altra. Che ha a che fare con l'essere onesti con se stessi e con quello che stai facendo. Ha a che fare con l'avere le palle.
Il cinema italiano, così come molte altre cose, sta andando male. Non c'è spazio, non ci si riesce a farsi vedere in nessun modo. A meno che non lo succhi a qualche ministro o sei figlio, parente stretto di un qualche nome del cinema del passato. O sei ricco - essere ricchi è sempre un'opzione valida. Ma proprio perché è così, una volta che ci riesci ad avere un'occasione tu fai una schifezza del genere? Ma allora c'hanno ragione a dare i soldi ai cinepanettoni. C'hanno ragione sì.
Ecco, questa è la cosa peggiore. Questo aver sprecato tutto, con un colpo di coda misero e riuscito male. Con un film che è fatto male e per questo non arriva a nessuno. E che in realtà non ci prova mai, nemmeno per un secondo ad arrivare. Scusate se sono così furioso, non è che mi aspettavo di più da Boris, il film. È che mi aspettavo di più da un film che non è un cinepanettone. Tutto qui.

Poi vabbé, a un sacco di gente è piaciuto e io resto allibito ogni volta che ne leggo o sento parlare bene. Ma davvero vi è piaciuto? Ma com'è possibile? Ma secondo voi il problema dei cinepanettoni è che fanno le scoregge? Secondo voi è davvero solo per quello che la gente ride? Forse sono io che sto diventando intollerante. Ma, fidatevi, è davvero da un'altra parte il problema.

mercoledì 16 marzo 2011

Fai il persiano


Notte strana questa,
notte di pianti e di alcool. Di gente che beve.

C'è lei che piange perché ha perso la voce, la voce di un suo amico non ci sarà mai più. È morto un suo amico e lei pensa, sa che la sua voce non dirà più nulla, nulla di nuovo cioè. Io non so se è la voce che non c'è più che mi colpisce; quello che mi fa male, malissimo da non riuscire a dire quando perdo qualcuno è che quella persona diventa un vuoto enorme e grande che avvolge tutto e tutti, prima o poi.
Ma c'è anche che le persone, un po', se sei fortunato, restano in te. In un modo che illumina le cose.

Fuori piove, piove tantissimo stanotte. Come quando piangi e non riesci a smettere. O bevi perché tanto non lo senti più.

È una notte strana perché c'è anche lei, un'altra lei, che piange. È perché non vede, in qualche modo è colpa anche di lui, non riesce a vedere quanto è meravigliosa. Quanto è e potrebbe esserlo più di tutti.
E anche lei beve. Ma per dormire, dice, perché domani passa tutto.

Poi penso. Sono successe mille cose. Tra le altre, tra le mille, questa. Che l'ha già detta Makkox ed è difficile ripeterla, impossibile meglio, ma. Mi sento stanco. Mi sento che sono davvero, davvero stanco. Di lottare dico. Ci hanno fiaccato. Sono riusciti a rendere la nostra lotta inutile. Non la vittoria, il fatto proprio di lottare. Perché alla fine ovunque ti giri ci sono persone che lavorano perché gli viene dato uno stipendio, ma non gliene frega niente di quello che fanno. Generalista? Populista? Sì, forse, ma ultimamente ne incontro uno/a tutti i santissimi giorni del Signore di questi prodotti inutili di Dio. Io dico, ma come fai a fare una cosa che non vuoi e a farla male, TUTTI I GIORNI, e mandare in vacca un Paese intero? Come fai a guardarti la notte, allo specchio, quando per caso ci passi davanti perché sei andato a fare la pipì? Che quello è il momento della verità, come ha detto qualcuno.

Ci hanno fiaccato. Perché vogliamo entrare nel loro mondo. Invece di correre, di costruire un ponte con il futuro (sembrano parole stupide, ma voi ci riuscite a fare un ponte con il futuro? cioé non a buttarvici dentro, né a far finta che non ci sia un futuro, ma a farci un ponte? Io non lo so se sono capace ma vorrei provarci) insomma invece di volere quel cazzo di ponte vogliamo starcene nel passato. Vogliamo il contratto di lavoro (e chi dice nulla, è giusto), vogliamo essere i capi che ci hanno vessato fino a ieri (passare dalla parte del vincente, pensate all'ultima scena amara, amarissima e italiana fino al fottuto midollo in cui vediamo il commissario Scialoja in Romanzo Criminale), vogliamo fare i giornalisti sui magazine che non sopportiamo (perché diciamoci la verità i magazine parlano a della gente che non esiste) e vogliamo essere gli scrittori di successo di un romanzo di genere vecchio, vecchissimo.

Perché invece non facciamo un bel ponte e salviamo il passato dalla perdita e il futuro da una figura imbarazzante? Voglio un ponte dove metterci le cose belle, che sono tutto il contrario dell'essere arresi e fiacchi, un ponte che porti verso l'ipad e l'ebook e tutto quello che volete ma non si fermi lì (che sono MEZZI per favore non scordatevelo, mica sono contenuti - è come se tutta un'epoca avesse perso la testa per una pergamena di 3 grammi meno spessa delle altre, cioé grazie che la devo portare sulle scale dell'abbazia e c'ho il mal di schiena, ma anche sticazzi andava bene pure prima - mi sembra che come improvement non ci siamo se non per una quantità di spazio, e mi fa ridere tutto sto casino perché hanno inventato una roba dove ci stanno tanti libri nel posto che prima ne occupava uno - di nuovo, bravo ma adesso andiamo avanti, inventa qualcosa di nuovo, dai). Scusate non ho bevuto ma deliro lo stesso. Riassumo il controllo di me, nonostante l'assenza di sonno (che toglie a un uomo le sue facoltà, vero JD?).

Il fatto è che prima di arrendermi del tutto e del non voler più reagire vorrei provare a farlo sto ponte. Che non sia per i ricchi e i raccomandati, che non sia per chi ti fa pagare il canone rai anche se non hai la TV e ti costringe a lottare come un cane senza una zampa contro un branco di bisonti incazzati per evitare di farlo, che non sia per un Paese dove i soldi della Grante Rete Internet vengono dirottati sulle TV del presidente del consiglio, che non sia per un Paese dove la gente prima cerca di fregarti poi si alza la mattina, che non sia per la gente stupida, non tutta almeno, che non sia per le storie brutte, per nessuna storia brutta, e che non sia per chi imbroglia, mai, per il freghino meschino che vuole solo una briciola. Se ragioni in briciole avrai solo briciole. E soprattutto che non sia per un popolo senza dignità, che si fa prendere per il culo perché speriamo tutti di avere un pezzo di quella briciola. Un pezzo di briciola? E andiamo, cazzo. Su.
Io lo so che le mamme che spingono le figlie a farsi il potente di turno ci sono sempre state, non sono un illuso, sono un realista. Ma so anche che non voglio più gente fiacca. E ci provano a fiaccarmi, Dio solo sa quanto sia facile per loro riuscirci. Ma no. Fottetevi, no.

Quindi? Quindi è una notte strana, quindi i vecchi metodi da casa editrice (per parlare di ciò che conosco - Mark Twain sei fiero di me?) sono vecchi e sono con voi, abbattiamoli. Cambiamo questo modo di fare letteratura/riviste/fumetti che, mi sembra sia sotto gli occhi di tutti, culturalmente ha fallito sotto tutti i punti di vista. Ma col cazzo che vi faccio creare un mondo di ipad e iphone e TV senza contenuto. Quello non me lo togliete, quello dovete uccidermi - e uccidere tutti gli altri - per riuscirci.

Sarà la pioggia. Ma vi siete mai chiesti una cosa? Di tutti i mezzi e gli accessori che abbiamo creato ce n'è uno - uno non semplicissimo come il cucchiaio o la ruota, uno meccanico - che non è mai cambiato. Che da più o meno 3000 anni è sempre lo stesso. Identico. Scomodo e comodissimo. E semplice e irrinunciabile. Quale? L'ombrello.
Sì, l'ombrello, questo bellissimo oggetto senza senso che non siamo capaci di migliorare. Cioè un giorno un tizio - presumibilmente un persiano - un mattino di migliaia di anni fa si è alzato e ha inventato una roba che manco Steve Jobs è capace di migliorare oggi. Sì, ok, ci abbiamo messo le molle e il pulsante, ma alla fine sempre quello è. Un bastone con in cima un tessuto teso che protegge dalla pioggia. Tutto qui? Tutto qui. Un diavolo di ombrello.
Pazzesco, no? Ma è rinfrancante, in un certo senso. Come se questo vortice fosse amministrabile, come se il ponte fosse lì, solo non riusciamo a vederlo per ora - ma se ci proviamo sì. Come nella scena delle tre prove di Indiana Jones e l'Ultima Crociata. Basta un balzo della fede.

Ecco, piove. E io penso all'ombrello. Ma un po' è pensare alla voce di tutte le persone che perdi, all'ebook che si mangia i libri ma in fondo i libri sono sempre lì. Se li vuoi leggere e se li vuoi scrivere. Tutto quello cui devi pensare è che se stai facendo una cosa, come un ombrello per esempio, fallo bene. Impegnati. Di più. Al meglio. Dai il meglio di te stesso. C'è il caso che ci debbano stare tremila anni di generazioni di persone sotto il tuo ombrello. E chissà quanti ancora dopo. Pensaci. Non buttarlo via quel progetto. Non farti fiaccare. Fai il persiano.

sabato 12 febbraio 2011

Sono Ancora Qui





Torno presto, promesso. È che ho scritto in questi mesi, tanto. E ho avuto un milione di cose da dire, ma che non riuscivo a dire. E così ho scritto ancora di più. E ho letto. E ho visto film. Per ora vi consiglio QUESTO. Siate felici, dice Bianco. Siate felici, dico io.
Spaccate teste, ribellatevi alla piaggeria, ribellatevi alla freddezza e all'opportunismo. Qualsiasi cosa facciate. Che siate panettieri, tramvieri o scrittori della Settimana Enigmistica. Ribellatevi alla stupidità e combattete la nullità delle persone. Ma non diventate il Minotauro, per favore. Mai. Non diventate il Minotauro, pensate a Bianco.

C'è tanto da dire, sì lo so. Lo sto scrivendo. Poi ne metto dei pezzi qui. E torno a parlare con voi.

lunedì 29 novembre 2010

State buoni, non alzatevi, abbiate speranza (ovvero Mario Monicelli e mia nonna)


La speranza è una cosa infame.

Così ha detto Mario Monicelli qualche tempo fa. E stasera, 29 novembre 2010, Mario Monicelli si è lanciato dal quinto piano dell'ospedale dove era ricoverato. Aveva 95 anni. Che è l'età esatta di mia nonna e se li metti insieme non sembra a una prima occhiata che abbiano un accidente in comune.

Cioè, Monicelli ha diretto film che hanno fatto la storia, I Soliti Ignoti, per esempio, L'Armata Brancaleone, La Grande Guerra, Amici Miei. E tanti, tanti altri. È stato una figura di spicco, come NON ce ne sono più, della cultura italiana.
Mia nonna ha fatto la mondina, poi ha incontrato mio nonno in via Torino, a Milano, si sono sposati e hanno fatto 3 figli. Ha portato la suocera a vivere con loro e ha fatto le pulizie per gente ricca fino a 70 anni suonati. Non è mai stata fascista né partigiana. Era una di quelle che ingrossano le file, sullo sfondo, nelle foto di una volta. Mia nonna non è mai andata in televisione a dire che siamo un popolo di codardi, abituati a essere dominati, non ha mai detto che dovremmo spazzare via un'intera generazione per salvarci. Anche se, probabilmente, la pensa allo stesso modo.
Mia nonna odia i miei capelli lunghi, dice che sono da femmina, odia i terroni, soprattutto dopo che il suo amante pugliese l'ha mollata due anni fa. Mia nonna è intollerante, un po' razzista e non sa scrivere altro che il suo nome. E le ci vuole un cinque minuti buoni per farlo. Quindi no, non è come Mario Monicelli. Eppure stasera mi è venuta in mente. Perché mia nonna, come Monicelli, credo si butterebbe dal quinto piano dell'ospedale se non avesse alternative. Che non è parlare di suicidio o malattia, non sto parlando di quello. Parlo di altro, se non lo capite sono spiacente per voi. A mia nonna fa schifo Berlusconi, tanto quanto il resto dei bastardi che fingono di governare e che quando si tratta di parlare di Italia o Popolo Italiano non si inglobano nel gruppo (ci avete mai fatto caso?). A mia nonna fanno schifo le meschinità. Fermi tutti, non dico che sia una santa. Mia nonna è una delle persone più rancorose e cattive (all'occorrenza) che conosco. Davvero. E sono anche molto propenso a credere che abbia qualche superpotere tremendo alla Rogue o alla Re delle Ombre. Quindi no, non sto dicendo che odia la meschinità perché è Madre Teresa di Calcutta. Anzi. Ma ha due palle che fumano come due ciminiere nella Londra della Rivoluzione Industriale.

E le fa schifo la meschinità, la bassezza, il compromesso del compromesso a tutti i costi. Il piegare la testa sempre e comunque. Lasciatemi almeno il mio tostapane, dicevano in Quinto Potere. Le fa schifo che non ci sia dignità, che fino alla fine, intesa come FINE, nessuno sia capace di alzarsi su quel tavolo quando il professor Keaton se ne va umiliato. O che nessuno si faccia sparare quando viene il momento di tradire la propria patria, nessuno (guardatevi la Grande Guerra -spoiler- ora). Questo le fa schifo. Che non ci siano esseri umani intorno a lei, ma ombre di esseri umani.

Mi metto nelle fila delle ombre, un po', che oggi mi è capitato di camminare fra loro, sedermi con loro, accettare i loro soldi e va bene così. Non sono un santo, proprio come mia nonna. Ma ogni tanto bisogna accendere la luce, gente. Ogni tanto ti devi buttare dal balcone e devi prendere in mano le redini della situazione. Basta cazzate. Basta perdere il cuore in cose che non lo meritano, per quanto scintillanti e piene di premi e ricompense sociali e monetarie e sessuali e tutto quello che volete. Basta dire sì se una cosa è stupida, anche se chi ce la dice è più vecchio di noi e ci paga per ascoltarla. Anche se fa male, basta.
Basta anche se non ne hai voglia. Nessuna voglia. Che guardare i cartoni animati è di gran lunga più piacevole. Credete che non lo sappia?

giovedì 21 ottobre 2010

Papà ti ammazza


"Dimmi una cosa che ti piace veramente,"
chiede la vecchia Phoebe a Holden.
Phoebe è la sorellina di Holden, è il suo genio, il suo saggio millenario di dieci anni che va a lezione di rutti e dà i consigli giusti, quelli che non vuoi sentire, ma sono gli unici che ti servono. E io una vecchia Phoebe la vorrei oggi.
Oggi che le cose non riesco a tenerle in piedi, che mi sento come quando costruivo con il lego astronavi che esistevano solo nella mia testa: mi mancavano i pezzi e mettevo quelli che trovavo e alla fine facevo l'astronave che volevo ma era brutta, con i colori assurdi - sempre il rosso che ne avevo migliaia di mattoncini rossi e invece di blu o verdi pochissimi e nero nessuno, mai.

Ma penso che non sono l'unico. Penso che c'è un bel casino in giro se ogni film in sala, o quasi, è un remake o un seguito o un dannato rifacimento di un rifacimento (pesco dal mazzo: stanno per fare il prequel di ALIEN e degli X-MEN, il remake del CALABRONE VERDE, del CORVO e di HELLRAISER, un nuovo SUPERMAN, TWILIGHT ZONE, CARS 2, MONSTERS & CO. 2, IL GRANDE GATSBY e un maledetto SCREAM 4), se cerchiamo così disperatamente quel maestro che non c'è, quello che ci dia la spinta e si levi dalle palle, quello che ci lasci il SUO posto, insegnandoci come fare prima di sparire. Che poi faremmo solo di testa nostra, ma almeno avremmo un inizio, una base. Se penso a TRON: LEGACY che deve ancora uscire (ma per lavoro ho già scoperto) o a quello schifo immane che è stato l'ultimo INDIANA JONES quello che mi viene in mente è che forse siamo alla disperata ricerca di un'autorizzazione, di un'autentica. Come se non credessimo di potercela fare da soli, come se avessimo bisogno del loro avallo per esistere. E se mi guardo intorno e leggo i libri (qualcuno ha detto vampiri?) che vengono pubblicati o i fumetti, la senzazione generale (che è generalizzata lo so, scusate, oggi non bado alle eccezioni) è che manchi davvero a tutti questa figura. Che è la statua, il passato da abbattere, la persona cui rubare il piedistallo, il libro magico, la combinazione della cassaforte; solo che adesso non c'è, non si vede, è sparita. E confusa.

Per un progetto speciale, enorme, che mi ha tolto il sonno per un anno intero e che non è ancora FINITO mi è capitato di cercarli questi maestri e di non trovarli, quindi lo dico perché mi è successo. Resti lì stranito. A mani vuote e carico di rabbia perché le tue aspettative sono sfumate in un nulla fatto di soldi, tempo, egoismo, fama e povertà di luce (di quella luce laica che riempie gli stadi e muove gli esseri umani un passo avanti). Sono tutti così banali. Sono tutti così scontati. E allora scrivi una storia che non è la storia che volevi raccontare, è un vuoto, tranquillizzante seguito di qualcos'altro, che vende, che assopisce e rasserena. E pensi che così possa andare, che magari così papà ti nota alla fine, e viene a farti la cara e a lasciarti le chiavi della macchina.

Ma non funziona. Non funziona nel cinema, nel fumetto, nei libri e nemmeno nella politica. Se i maestri non ci sono, allora bisogna fare da soli (e credo che sia ora, gente). Che fa paura e fa freddo. Che non ci sono strade battute per di là, ma solo sentieri pericolosi dove ti puoi perdere. Ma non hai scelta. È il tuo turno di costruire la piramide, non importa se l'hai progettata sferica e nessuno ti ha detto che si poteva fare. Non fa niente. Fallo e basta.
Oppure passi dalla vecchia Phoebe e ascolti qualcuno che viene da un'altra direzione, un maestro che ha la metà dei tuoi anni e una saggezza inspiegabile. Se fai così, allora va bene lo stesso, io penso. Il problema è trovarla una come Phoebe.


(Poi, detto fuori dai denti, io non capisco perché tutti i "figli di" dell'immaginario collettivo narrativo debbano essere maschi bianchi di 20/30 anni destinati a seguire la strada paterna. Voglio dire perché il figlio di Indiana Jones non poteva essere un'insopportabile secchiona che non vuole uscire dal suo laboratorio, una più simile al nonno? Perché il figlio di Kevin Flynn non poteva essere uno che odia i videogiochi e non sa andare in moto come Valentino Rossi? Perché il figlio di Bossi non poteva essere intelligente?
Come? Dici che lui è reale? Vuoi dire che... oddio. No, non può essere.)

giovedì 30 settembre 2010

Spari sulla Neve


Inception.
Io adoro Nolan. Non per tutto. Ma roba come The Prestige e The Dark Night l'ho amata tanto che gli fonderei una religione. E la prima parte di Inception, più o meno tutto Inception, è quasi così. Quasi però. A parte che mi sono rovinato tutto leggendo per settimane i post di gente che gridava al capolavoro, che si strappava i capelli inneggiando al film che salverà il cinema. Cioè, è un bel film, è molto meno stupido della media di film che la gente va a vedere e sono praticamente andati tutti a vederlo. Ma, sinceramente, davvero vi ha colpito così tanto?

Che devi lasciare andare, che quella cosa fottuta che ti lega anima e corpo al passato e condiziona tutto il tuo vivere non sia la tua ancora di salvezza ma il peso morto che ti trascina giù è un messaggio bellissimo. E lo sento, cazzo se lo sento. Come una lama nelle costole che mi sono infilzato da solo lanciandomi dalle scale. Così come sento i brividi ogni volta che Mal entra in scena. Una cattiva fantastica. Ma poi tutto va a puttane. Esclusi Mal e Dom gli altri personaggi sono solo macchiette - Ellen Page è un personaggio fondamentale, fa tutto, ci porta dentro i sogni e di lei non sappiamo niente, "vuoi venire a fare un lavoro illegale della madonna, sì grazie, ci sediamo su un lettino per una settimana, sì grazie, rischi la vita, sì grazie, ma cosa ti affligge? Gli altri lo sanno? Ti salvo io" ma andiamo cacchio! (per non parlare di Arthur che è l'unico di cui Dom si fida, ma anche di lui non sappiamo niente).

Ok, sono personaggi funzione, come il subconscio, sono il subconscio di Dom. Ci sta. Lo stanno salvando dal senso di colpa di Mal. Ma in questo caso la trama non mi sembra questa gran cosa difficile e originale che dicono tutti. Cioè, dopo 5 minuti sai come andrà a finire - dalla prima volta che si collega nel magazzino Dom non riesce più a far girare la sua trottola, da lì in poi il film scorre liscio e dritto come una freccia. Non c'è sorpresa. Questo non vuol dire che non sia un film scritto con i controcazzi, girato da dio e splendidamente montato. A tratti genio puro. Ma se questo è il film che deve salvare il cinema siamo messi molto, molto male.

Che poi. Mi pieghi i palazzi, mi fai vedere le scale impossibili, mi fai godere con una scena che continua a ruotare - e sei un cazzo di figo che mi alzerei a urlare a braccia aperte - e poi la scena d'azione clou me la metti in una landa innevata con gente che scia e spara all'indietro? E una valanga che George Lucas la faceva meglio (George Lucas degli ultimi 3 Star Wars non quello di un tempo)? Sul serio? James Bond ha fatto di meglio. Trent'anni fa. E anche Dove Osano le Aquile. Mi aspettavo di più, scusa. Preliminari indimenticabili, prima fase da sogno - che manco con Michelle Rodriguez - e poi un coito da schifo. E andiamo.

Vabbé la smetto. È un film molto bello. Sul serio. Geniale. Due ore e venti di esaltazione pura. E vado a rivederlo sicuro. E mi compro il dvd che magari dentro c'è la scena in cui si scopre che Michael Caine e Ellen Page stavano facendo sognare Leonardo di Caprio, era lui il loro soggetto. E l'idea del calcio mi fa esaltare come quando ero piccolo. Ma non è il capolavoro sconvolgente che alcuni dicono. Anzi, lo trovo tanto geniale quanto rassicurante. O forse sono io che mi aspettavo di più da uno che mi ha fatto ribaltare tutto quello che credevo del Joker cinematografico (e ci persi il cuore sul primo Joker, quello di Nicholson, quando avevo 11 anni) e che ha dato voce e volto alla mia vera anima di mago.

martedì 21 settembre 2010

Poi magari dopo (è la dura legge del gol)


Rabbia.
Tra le altre cose che faccio - che quest'anno sono state mille al giorno e migliaia di pagine ho scritto io quest'anno - sono la metà di uno studio editoriale/grafico. Si chiama Absink. Quello che facciamo è fare fascicoli, magazine e libricini per gente come Disney e DeAgostini e insomma roba così. E mi ci diverto. Perché ad esempio ora stiamo facendo dei libricini metà in inglese metà in italiano per i bambini e quando ci lavoro devo guardarmi i vecchi classici Disney o i nuovi film Pixar e sistemare il testo e ideare i giochi. Ed è una cosa bella, ci metto un po' di cuore, perché so che c'è una Bambina Grassa di Seymour là fuori che a quei libricini ci tiene e li aspetta. E poi mi pagano e siccome anche io devo magiarepagareilmutuocomprarelecose i soldi mi servono. Punto. E basta.

Dico di più, a volte è rinfrescante - molto diverso da dover scrivere una sceneggiatura che NON ne vuoi sapere e che quella sì rovina quello che sei, ti rovina il mezzo che hai, come montare il portapacchi carico su una ferrari. Si è mai visto? No. Non si è mai visto.
Quando prepariamo i progetti ci chiamano perché noi ci mettiamo l'anima. Non importa quanto sia piccolo o "venduto" noi ci mettiamo idee, le nostre idee, e le nostre notti insonni. Io lo faccio per la Bambina Grassa di prima e rompo le palle che manco Sheldon al povero Ale Minoggi che mi fa dà metà. E alla fine viene fuori una cosa che tutti restano a bocca aperta e che bello, il progetto più bello dell'anno.

Poi succede, immancabilmente, come oggi. Che mi chiamano e mi dicono: eh, allora, questo lo togliamo perché magari non ci danno l'approvazione e non vorrei che poi - questo no, perché è difficile da concepire - questo no perché noi di questo personaggio non possiamo sapere queste cose, le sanno gli autori non noi. E via così. Che posso pure capire, eh. Le logiche del mercato, di quello che sta più in alto. Per carità, pure loro devono pagare il mutuo etc. Non è quello. Sono io. Io che ascolto e poi dico: ok, poi magari dopo vediamo. Poi magari dopo un cazzo, non c'è un poi magari dopo. Mi fa arrabbiare. Mi fa arrabbiare perché in questo cavolo di Paese siamo sempre a questo punto. Provi un 10, magari addirittura un 11, e immancabilmente devi scendere a 3. Carrellata di libri, serie TV, film ed esseri umani d'Italia, please. E poi cominci a pensarlo. Le cose sono così e basta. Questo pensi. E lo accetti, te lo fai circolare nel sangue, te lo innesti nelle mani e nelle pause della giornata. Te lo mangi, e te lo fai piacere. Lo digerisci pure, diavolo. Questo è. E io non voglio. Sono una testa di cavolo. Non capisco mai come fare a trovare il modo. Il maledetto MODO. Zooey me lo ripete sempre e io insisto ad andare in giro con quel libro bianco e a rifiutare una santa zuppa di pollo fatta in casa. Non imparo mai. Mai.

giovedì 9 settembre 2010

Scrivilo tu che una volta eri capace


Rientrare è dura. Dalle vacanze dico.
Rimettere in sveglia il cervello, fargli riprendere il ritmo è davvero difficile per me. Mi succede da sempre. Come quando passo un periodo a leggere e non a scrivere e poi a scrivere non ci riesco subito e mi sento scemo. E lo stesso al contrario: fino a prima delle vacanze avevo scritto più che in tutti gli altri anni e mi sono sentito svuotato; così, per riempirmi, mi sono messo a leggere e ho fatto una fatica del diavolo. Ma Stephen King (quello della Zona Morta) ha aiutato.

E poi, stamattina, è successa una cosa.
Sono giorni che penso alle parole di Baricco (me le ha rilette Micol che mi tiene sempre sull'attenti quando mollo il colpo e mi aiuta a tagliare la torta di compleanno quando nessuno, nessuno dico, lo fa). E insomma penso al Saggio sull'Onestà Intellettuale. Che è questo:

1 Gli uomini hanno idee.
2 Gli uomini esprimono idee.
3 Gli uomini esprimono idee che non sono loro.
4 Le idee, una volta espresse e dunque sottoposte alla pressione di un pubblico, diventano oggetti artificiali privi di un reale rapporto con la loro origine. Gli uomini le affinano con tale ingegno da renderle micidiali. Col tempo scoprono di poterle usare come armi. Non ci pensano un attimo. E sparano.
5 Gli uomini usano le idee come armi, e in questo gesto se ne allontanano per sempre.
6 L’onestà intellettuale e’ un ossimoro.

Ecco, questa cosa qui, queste parole qui mi fanno paura. Perché sono vere. Perché dopo averle scritte Baricco non è stato più lo stesso - è stato Senza Sangue ecco cosa è stato, perché anche alla fine dei Barnum ha detto che smetteva perché non aveva più quell'innocenza, quella voglia di urlare le cose. Io la voglia di urlare le cose ce l'ho ancora, ma sento, stamattina ho capito, che prima o poi non ce l'avrò più. E magari avrò la saggezza dei vecchi, di Clint e Cormac, ma non avrò più quella cosa che mi ha fatto scrivere il Fumetto e il Romanzo cui tengo di più - cose che fanno stare alzati fino alle 4 del mattino perché tutte le mie stelle erano visibili in cielo, cose che fanno stare irragionevolmente in guardia. Perché stamattina mi sono alzato e mi dovevo fare la doccia ed era una cosa stupida, ma mi sembrava che era una vita che stavo facendo quello, alzarmi e farmi la doccia, e ho avuto un brivido e ho avuto paura che le mie idee fossero diventate armi e so che un po' lo sono diventate e lo è diventata la mia vita pure (inevitabile lo so, ma bisogna combatterlo sempre, sempre) e mi sono imbestialito. L'Alessandro che si sedeva in ultima fila a lezione si è svegliato. E ha messo su Alanis Morissette, la prima, quella che urlava in faccia le cose, e ha letto Bakuman (grazie Adriano), e non vuole arrendersi e sa che manca poco, ma urlerà ancora, farà ancora stare alzati fino alle 4 e metterà ancora irragionevolmente in guardia. Senza mirare, che se miri fai centro solo per fortuna, come dice Seymour. E sorriderà dentro quando, come è successo qualche sera fa al concerto degli Arcade Fire, lo spingeranno ad andare avanti ai concerti, a non fermarsi dietro, a infilarsi fra la gente spingendo e passando e facendosi insultare (grazie tu). Quella cosa lì. Quella dannata cosa lì che è onestà, se ci pensate bene. Che è volere una cosa, qualsiasi cosa, più di quanto si abbia paura di essa.

Quindi questo.

domenica 22 agosto 2010

presto


Torno a postare, presto.
Per ora, nel caldo di Milano, nella ricerca delle dita che non trovano più i tasti con la facilità di prima, che non pestano abbastanza forte quei tasti quando li trovano a fatica - ecco, per ora metto qui questo. Che mi scorre dentro tutte le volte che lo leggo come fosse roba geneticamente mia. Come un appunto, come per cominciare di nuovo, ma meglio di prima.

"Appena hai cominciato a leggere mi sono innervosito. Mi pareva di sentire l'inizio di quello che il tuo arci-nemico Bob B. chiamerebbe un buon racconto coi fiocchi. Non ti pare che lo giudicherebbe un passo nella direzione giusta? E non ti preoccupa? anche quel che c'è di divertente nella donna del camion non ha l'aria di quello che per te è divertente. Mi dà piuttosto l'idea di qualcosa che tu credi che tutti gli altri considerino spiritoso. Mi sento imbrogliato. Ti arrabbi? Puoi sempre obiettare che la parentela mi impedisce di giudicare imparzialmente. Difatti mi preoccupa. Ma io sono anche un lettore qualunque. Sei uno scrittore o soltanto uno scrittore di buoni racconti coi fiocchi? Da te non sono buoni racconti coi fiocchi che aspetto. Voglio roba tua."

A parte che negli ultimi anni ho conosciuto più Bob B. che in tutta la mia vita, a parte questo.
J.D., io spero che non comincino a saltar fuori tuoi racconti inediti, haiku, poesie romanzi persino, appunti o altre cose. Spero che non ci sia la mamma di Jeff Buckley a rovistare nei cassetti di casa tua ora. Lo spero ardentemente.

martedì 8 giugno 2010

l'epoca della quantità, del gretto immediato


01:49

Viale Monza.
Litigio. Sì, lo so. Vuoi che te lo ripeta? Hai ragione. Come sempre. Come fa paura che tu abbia sempre ragione su di me. E continuo a non dormire per le ragioni sbagliate, a non prendere l'unica decisione che dovrei prendere, a chiedere le cose facili che non dovrei chiedere.

Via Venini.
Ci sono solo i Latin Kings che bevono l'ultima birra mentre un kebabbaro chiacchiera sulla soglia con uno e mi guarda passare. Passo attraverso una nuvola di acqua, credo sia acqua per lo meno, che stanno spruzzando per pulire le strade.

Caiazzo.
A momenti mi faccio tirare sotto, inchiodo in mezzo alla piazza. Poi passo. Si sente rumore di ferraglia sul pavé. Sono io. Cioè, è la mia bici. Argento Girardengo con il copri catena che risuona da robivecchi. Era di mia madre, credo l'abbia vinta coi punti della stirella tanti anni fa.

Via Settembrini.
Ci sono un sacco di tram e autobus e taxi in giro qui. Taglio in contromano in piazza Cincinnato, che è un nome bellissimo se uno ci pensa bene.

Via San Gregorio.
Dove c'è una chiesa che guarda un palazzo, anche di notte, e dal basso sembra New York con i piccioni bianchi, i malefici piccioni bianchi.

Corso Buenos Aires.
Qualcuno urla, ma viene da una macchina grigia. Passo tutti i rossi che riesco a prendere. Un camion della nettezza urbana quasi mi prende. Hanno la guida a destra, l'avevate mai notato?

Corso Venezia.
I Bastioni, la coppia di miliari con la camionetta e il dito sul grilletto dei fucili. qualcuno, non tanto tempo fa mi ha detto che non è normale che siano per le strade. Poi il parco, che scorre accanto. Penso che dovremmo andarci a vedere la mostra delle piante carnivore, che poi non so se la vita normale è quello. Andare a vedere le piante carnivore.
C'è una strana cosa nel palazzo all'inizio della via. Una specie di attico al centro del tetto, sembra un pezzo di Metropolis. Non lo avevo mai notato prima.

San Babila.
Anche questo è un nome che mi piace un sacco. Babila. Come Babil Junior o come Babila di Dragon Ball. In uno schermo esplodono cose azzurre.

Corso Vittorio Emanuele.
Alla mattina si evitano i turisti e i poliziotti, alla sera ci sono solo quelli delle pulizie, o meglio ci sono le camionette parcheggiate a lato. Di loro ne resta solo uno che mi lancia addosso lo sporco, mi mira proprio.

Piazza Duomo.
Alto e lì da tanto tempo che io conto poco qui sotto. Le vetrine della Rinascente sono tutte aperte, sollevate. Dentro ognuna c'è gente che lavora. Non lo sapevo che lo facevano di notte di allestirle.
Piazza Duomo è deserta. Sono in piazza Duomo ed è vuota. Nella galleria c'è solo uno che cammina nel lucido, devono aver appena pulito. Poi una coppietta mi rovina tutto. Piazza Duomo non è più deserta. Siamo rimasti in Duomo tutta la notte, a parlare, io e te. Suona romantico, mi sa. Domani o fra un po' glielo dirà.

Via Torino.
Viaggio sul marciapiede, c'è solo un pazzo qui che non mi vede.

Le Colonne.
Ecco. Arrivi qui che sono le due e un quarto del mattino di un lunedì qualsiasi su questa Terra. E ci sono ancora un sacco di ragazzi, che suonano Battisti/Mogol con la chitarra, che bevono e fumano. Che hanno tolto le transenne e se ne stanno seduti sulle pietre di quel tizio che ce le ha messe centinaia di anni fa. Fa bene una cosa così.
Il maifesto della diesel, invece, fa schifo e non ha senso.

Corso di Porta Ticinese.
Tre idioti con cane, pelati e con indosso tute che farebbero inorridire un barese mi tagliano la strada. Fanno un verso con la bocca, come i bulli a scuola. Se non mi fermassi di colpo credo che si farebbero più male le loro pelli abbronzate, le loro scarpe e tute pagate da mamma e papà che la mia bici di metallo pesante della stirella.
Fanno passare la voglia, certe volte. Il cane, poverino, mi stava pure simpatico.

Porta Ticinese.
Rosso. Qui ci sono altre bici. E gente ancora nei locali dei bastioni.

Corso Ascanio Sforza.
Non c'è più nessuno sul Naviglio tamarro. Solo i locali sudamericani con le tizie fuori a ridere anche da sole e un tizio che piscia sul muro.
La chiusa dei navigli con l'acqua che turbina e ti dice che non c'è una risposta, la devi inventare tu. Tutte le volte.

Via della Chiesa Rossa.
In discesa col verde. Non c'è nessuno, come in piazza Duomo ma senza la coppietta. L'acqua è stranamente azzurra stanotte quando arrivo a destinazione. Piano. Chiavi, ascensore e poi niente. Sono tornato a casa. Che altro devo dire?

2:32

giovedì 1 aprile 2010

Vedi Napoli e poi...


Al prossimo Napoli Comicon uscirà il numero 8 di MONO.
Che è una rivista che viene voglia di leggere. C'è narrativa, c'è narrativa a fumetti e ci sono illustrazioni là dentro. Da qualche parte ci sarà anche un mio racconto. Che si chiama 1,2,3 Stella.

Questo è l'inizio:

«Volete conoscere la mia Perla?»

Lo disse una voce che veniva da un altro posto. Uno così lontano che forse non esisteva nemmeno, dove tre come noi sarebbero stati fatti a pezzi in un batter d’occhio. Ma non avevamo scelta. E annuimmo.


Per il resto sto lavorando, troppo, sto dormendo, poco. E pianifico il riscatto. Che come dice Monicelli è una cosa che costa cara.

Due cose che mi stanno girando in testa in queste ore:


e questa:


che solo apparentemente non c'entrano nulla.
Ah, la fine ricomincia. A prestissimo gente.