lunedì 18 maggio 2009

La Balena Bianca



Originally uploaded by fantaisiee

Ti prende così, alle spalle, mentre cammini per strada un giorno in cui fa appena un po' più caldo. È una cosa che a spiegarla ci hanno messo tutte le storie del mondo. E ancora dovrebbero, ancora ce ne sarebbe bisogno dio solo sa quanto.
Ognuno ha la propria. A volte è una montagna alta come la follia, a volte sono denti neri su facce nere su corpi neri, a volte è quella voglia che ti prende di gettare metodicamente in terra il cappello alla gente. A volte è la mancanza di incubi che tiene zitto il tuo ventre, a volte un libro bianco che invece gli dà voce. Una voce che puzza di lacci di scarpe da ginnastica e sangue mestruale. A volte è il desiderio di fare uscire fuori tutto quanto, perché lo spazio dentro è finito. A volte è un piede che poggia male, nella stessa dannata posizione sbagliata. A volte è un cappello da cacciatore, la risata fuori posto dalla quinta fila o due piccoli libri presi nella stanza di Seymour e Buddy. A volte sono le gambe che non riesci a spogliare. In tutti i casi la soluzione è una sola.
È inutile che insisti a stare dove stai, è inutile che fai finta di nulla. Non funzionerà. Fidati, io lo faccio sempre. E puntualmente non cambia nulla. Quella cosa resta lì. Allora ripeto il mio mantra e caccio un respiro profondo. Poi lo faccio. Mi imbarco su una baleniera.
Se no come la prendo la balena?


Tekeli-li!, Tekeli-li!

lunedì 20 aprile 2009

Continuerò a Leggerlo


Anche se non c'è più, anche se non scriverà più dei giochi da bambini e delle carrozzerie sfregiate dei miei istinti. E ho ancora tutti i racconti da finire.
Aveva un punto di vista, e questo non è mai stato poco.

"Credo nel potere che ha l’immaginazione di plasmare il mondo, di liberare la verità dentro di noi, di cacciare la notte, di trascendere la morte, di incantare le autostrade, di propiziarci gli uccelli, di assicurarsi la fiducia dei folli.

Credo nelle mie ossessioni, nella bellezza degli scontri d’auto, nella pace delle foreste sommerse, negli orgasmi delle spiagge deserte, nell’eleganza dei cimiteri di automobili, nel mistero dei parcheggi multipiano, nella poesia degli hotel abbandonati.

Credo nelle rampe in disuso di Wake Island, che puntano verso il Pacifico della nostra immaginazione.

Credo nel fascino misterioso di Margaret Thatcher, nella curva delle sue narici e nella lucentezza del suo labbro inferiore; nella malinconia dei coscritti argentini feriti; nei sorrisi tormentati del personale delle stazioni di rifornimento; nel mio sogno che Margaret Thatcher sia accarezzata da un giovane soldato argentino in un motel dimenticato, sorvegliato da un benzinaio tubercolotico.

Credo nella bellezza di tutte le donne, nella perfidia della loro immaginazione che mi sfiora il cuore; nell’unione dei loro corpi disillusi con le illusorie sbarre cromate dei banconi dei supermarket; nella loro calda tolleranza per le mie perversioni.

Credo nella morte del domani, nell’esaurirsi del tempo, nella nostra ricerca di un tempo nuovo, nei sorrisi di cameriere di autostrada e negli occhi stanchi dei controllori di volo in aeroporti fuori stagione.

Credo negli organi genitali degli uomini e delle donne importanti, nelle posture di Ronald Reagan, di Margaret Thatcher e della principessa Diana, negli odori dolciastri emessi dalle loro labbra mentre fissano le telecamere di tutto il mondo.

Credo nella pazzia, nella verità dell’inesplicabile, nel buon senso delle pietre, nella follia dei fiori, nel morbo conservato per la razza umana dagli astronauti di Apollo.

Credo nel nulla.

Credo in Max Ernst, Delvaux, Dalì, Tiziano, Goya, Leonardo, Vermeer, De Chirico, Magritte, Redon, Dürer, Tanguy, Facteur Cheval, torri di Watts, Böcklin, Francis Bacon, e in tutti gli artisti invisibili rinchiusi nei manicomi del pianeta.

Credo nell’impossibilità dell’esistenza, nell’umorismo delle montagne, nell’assurdità dell’elettromagnetismo, nella farsa della geometria, nella crudeltà dell’aritmetica, negli intenti omicidi della logica.

Credo nelle donne adolescenti, nel potere di corruzione della postura delle loro gambe, nella purezza dei loro corpi scompigliati, nelle tracce delle loro pudenda lasciate nei bagni di motel malandati.

Credo nei voli, nell’eleganza dell’ala e nella bellezza di ogni cosa che abbia mai volato, nella pietra lanciata da un bambino che porta via con sé la saggezza di statisti e ostetriche.

Credo nella gentilezza del bisturi, nella geometria senza limiti dello schermo cinematografico, nell’universo nascosto nei supermarket, nella solitudine del sole, nella loquacità dei pianeti, nella nostra ripetitività, nell’inesistenza dell’universo e nella noia dell’atomo.

Credo nella luce emessa dai televisori nelle vetrine dei grandi magazzini, nell’intuito messianico delle griglie del radiatore delle automobili esposte, nell’eleganza delle macchie d’olio sulle gondole dei 747 parcheggiati sulle piste catramate dell’aeroporto.

Credo nella non esistenza del passato, nella morte del futuro, e nelle infinite possibilità del presente.

Credo nello sconvolgimento dei sensi: in Rimbaud, William Burroughs, Huysmans, Genet, Celine, Swift, Defoe, Carroll, Coleridge, Kafka.

Credo nei progettisti delle piramidi, dell’Empire State Building, del Fürerbunker di Berlino, delle rampe di lancio di Wake Island.

Credo negli odori corporei della principessa Diana.

Credo nei prossimi cinque minuti.

Credo nella storia dei miei piedi.

Credo nell’emicrania, nella noia dei pomeriggi, nella paura dei calendari, nella perfidia degli orologi.

Credo nell’ansia, nella psicosi, nella disperazione.

Credo nelle perversioni, nelle infatuazioni per alberi, principesse, primi ministri, stazioni di rifornimento in disuso (più belle del Taj Mahal), nuvole e uccelli.

Credo nella morte delle emozioni e nel trionfo dell’immaginazione.

Credo in Tokyo, Benidorm, La Grande Motte, Wake Island, Eniwetok, Dealey Plaza.

Credo nell’alcolismo, nelle malattie veneree, nella febbre e nell’esaurimento.

Credo nel dolore.

Credo nella disperazione.

Credo in tutti i bambini.

Credo nelle mappe, nei diagrammi, nei codici, negli scacchi, nei puzzle, negli orari aerei, nelle segnalazioni d’aeroporto.

Credo a tutti i pretesti.

Credo a tutte le ragioni.

Credo a tutte le allucinazioni.

Credo a tutta la rabbia.

Credo a tutte le mitologie, ricordi, bugie, fantasie, evasioni.

Credo nel mistero e nella malinconia di una mano, nella gentilezza degli alberi, nella saggezza della luce."

JAMES GRAHAM BALLARD

giovedì 16 aprile 2009

Questa è l'Italia, Signora


faceme.
Originally uploaded by anna*morosini

Questa è la risposta data dal sindaco de L'Aquila a una giornalista che chiedeva perché un ospedale che aveva l'agibilità al 70% e quindi non poteva stare aperto era invece aperto.
Ora.
Abbiamo paura di perdere quello che abbiamo e come dice mio padre non abbiamo né la voglia né la forza di dire niente. Ci sta. Stiamo seduti nei nostri salotti o nelle nostre cucine a guardare la tv, ricevendo il cibo premasticato, predigerito, preferito. E ci sta bene. "Prodi era un maiale perché rubava, come tutti gli altri, Berlusconi almeno fa le cose. Voi cosa fate?" Questo mi sono sentito dire più volte di quante ne riesca anche solo a ricordare.
No.
Cioé. Viviamo in un paese che forse non ha mai avuto un governo degno di questo nome, ma questo non significa che non si possa fare. Perché se uno stronzo non avesse rotto i coglioni a tutti con le sue macchine volanti ora non voleremmo nemmeno.
Quindi.
Avere un governo decente anche in Italia non è impossibile. Mi chiedo se sia possibile avere un popolo decente. Questo è il problema. E per decente intendo questo:

So che ci sono e ci saranno sempre i ladri, gli assassini, gli stupratori e chi più ne ha più ne metta, ma sappiamo tutti che sono il male. Lo leggiamo nei libri sin dall'asilo.
Fin qui ci siamo.
Il problema è che grazie al potere mediatico di questo presidente del consiglio e dei burattini che lo sostengono da dietro - e per dietro intendo dietro - be' siamo arrivati al punto che imbrogliare, fare i furbi e i prepotenti è una cosa da geni, da eroi, che evadere le tasse e fottere il prossimo è cosa sacra, buona e giusta. Questo come lo cambiamo?
Come facciamo a capire che se ti picchi con uno per un parcheggio già non è normale, ma se tu tiri fuori il coltello e lo pugnali con l'evidente intenzione di ucciderlo e poi lo uccidi e il tuo avvocato difensore (che è pagato per fare 'sto lavoro quindi deve portare a casa la pagnotta) dice che però sei stato aggredito e in fondo il parcheggio lo avevi trovato tu per primo, be' se succede una cosa del genere - non so immagino eh - a questo punto qualcuno dovrebbe urlare: ma sei scemo?
Invece niente.
Invece se fai delle vignette per far riflettere la gente sul fatto che siamo tutti cari e buoni dopo le tragedie, ma prima siamo tutti lì a contare i soldi del nostro tornaconto vendendo anima corpo e virtù di ogni orifizio, allora se fai vignette così devi essere cacciato perché non puoi attaccare le istituzioni in un momento tragico. Ah sì?
A me sembrava che era un buon momento per far capire che ste cose vanno prevenute, che è sempre meglio che curare. La peste nera l'hanno debellata con i vaccini o no? Non la stanno curando, l'hanno proprio prevenuta.

Ragazze, gente che tanto siete solo 25 che mi leggete se va bene, possiamo costruire una coscienza sociale per cui quelli che vanno al mare in Abruzzo e si spacciano per terremotati per stare negli alberghi aggratis vengano impalati sulla pubblica via o quanto meno dileggiati talmente tanto e con tale accanimento che non ce ne siano più?
Perché credo che un serial killer provi più amore per la vita umana di quella gente.

Questo paese ha bisogno di una coscienza collettiva. Siamo esseri umani, porca puttana.

sabato 4 aprile 2009

lalalalala


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Originally uploaded by sonia de spa
Quarto piano.
Vincenzo la prima volta che l'ho visto parlava dell'inizio di Una Pallottola Spuntata come se stesse parlando dell'inizio di Persona di Ingmar Bergman.
Così quando è diventato professore andai lì e gli chiesi se potevo laurearmi con lui. Accettò.
Della mia tesi non ha mai detto molto, gli piaceva come scrivevo e quello che dicevo, ma mi avvertiva che non stavo facendo una cosa accademica. E quando mi dicono che sto uscendo dalla righe io allora accelero, mi gaso un casino, cerco di sfondare pure il guardrail se mi riesce. Di solito mi faccio male.
Quella volta litigai con la correlatrice. In sede di discussione. E mi tolse la lode. Che non me ne frega niente ora, ma allora ci tenevo come il primo della classe che mi aspetto sempre di essere. Vincenzo era contento lo stesso. Spero. Abbiamo raccontato la storia di una Dea e del suo Creatore e non è poco.

Terzo piano.
Vincenzo mentre era assistente stava con una assistente della stessa materia, che a noi piaceva un sacco. A me soprattutto. Barbie. E le ha dedicato uno dei suoi libri. Lei aveva i capelli rossi e mi ha insegnato il postmoderno come lui mi ha insegnato il moderno. Me li ricordo che se ne vanno per i corridoi di S. Agnese mano nella mano, alla fine delle lezioni, custodi e rampe dei miei sogni.
Scendono le scale. E lui le dedica un libro.

Secondo piano.
Vincenzo me lo vedo così se chiudo gli occhi. Che parla con fare calmo. Che litiga con il boss dei boss fuori dall'aula per chissà quale motivo. Che a 33 anni aveva già una cattedra.
Il suo libro mi ha insegnato un sacco di più di quanto mi aspettassi: ha chiuso il cerchio.

Primo piano.
Vincenzo il quattro marzo ha accettato la mia richiesta di amicizia su Facebook. Gli ho scritto che volevo vederlo per raccontargli cosa avevo fatto. Magari ne sarebbe stato contento. In fondo è anche merito suo se non ho ancora imparato a evitare i guardrail. Di questi tempi è l'unica cosa che mi tiene in vita in un mondo di morti.

Piano terra.
Vincenzo non ha risposto al mio messaggio. Più tardi, leggendo i commenti sulla sua bacheca capisco che qualcosa non va. E scopro che Vincenzo è morto il 13 marzo. Non si sa come. È caduto all'indietro dal quarto piano di casa sua alle cinque del mattino. E io non so come si cade all'indietro alle cinque del mattino dal balcone di casa tua. Posso immaginarmelo ma è un'immagine da cinema, non è reale.

Il film finisce con una ragazza sulla spiaggia. Ha una sigaretta in mano. Il protagonista la guarda come si guarda tutto quello che si muove così in fretta che quando provi ad allungare la mano non c'è già più.
Ha la voce delle monete cambiate d'estate al baretto all'angolo, quelle che usi per giocare al calcetto mentre i grandi vanno a baciarsi con le ragazze sulle sdraio dei bagni. I suoi piedi nudi lasciano tracce leggere nella sabbia, tracce da infilarci le mani dentro per avere l'illusione di toccarli. Si volta e lo guarda il nostro protagonista che è arrivato fino a qui senza più niente tranne quella maledetta valigia piena di foto. "Domani" dice sorridendo. E come un'idiota anche lui si mette a sorridere. Anzi ride. La valigia si apre e le foto cadono sull'acqua.
Wild World parte in sottofondo. Titoli di coda.

Il pubblico in sala, timidamente ma inesorabilmente, applaude. Un gran bel film.

Prof, mi sa che punto verso un altro guardrail.

venerdì 27 marzo 2009

Forse Non Hai Capito


M
Originally uploaded by green.eggs
Piantiamola con il plurale, piantiamola con il noi. Basta con il 'facciamo qualche modifica qui'. Si tratta di IO e di TE. Non ti sei accorto di niente, troppo impegnato a tenerti il lavoro, che se non stai attento domani ti ritrovi in mezzo a una strada. Troppo impegnato a inculare qualcuno che in fondo la vita è così (allora, ti senti meglio adesso?). Troppo impegnato a commentare l'ultima puntata di XFactor, perché è un programma fatto bene e interessante e bla bla bla.
Lo vedi il bel culo qui accanto? Continua a guardarlo, dai, fai finta di niente. In fondo ti hanno appena privato di una libertà fondamentale, e che sarà mai? Ne hai ancora un sacco. E poi, in fondo, non potrai solamente più decidere cosa fare del TUO corpo. Che vuoi che sia? Anzi, sai che c'è, ci pensa Gasparri, lui che, non avendo chiaramente MAI vissuto nel mondo reale, sta con il partito della vita, il partito vincente. E nessuno, si sa, vuole essere del partito della morte che perde sempre.

Tra uno status di Facebook e l'altro, tra una tetta e un culo andate qui, commentate postate fate qualcosa:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=339466
http://www.lestorie.rai.it/category/0,1067207,1067002-1084792,00.html
Rrobe
AdrianoBarone
Violetta Bellocchio



Si annunciano novità, mia cara e mio caro. Dal 1 aprile 2009 stabilite con un DL d'urgenza firmato da Benedetto XVI multe salatissime e fino a venti anni di carcere duro, regime 41bis, per chi compra i preservativi al di fuori delle feste di gavettoni per la fine dell'anno scolastico.
La domanda è sempre la stessa e, purtroppo, anche la risposta. Ma gli italiani quante bastonate possono prendere prima di dire basta?


Ah, intanto nel mondo succedono queste cose.

venerdì 20 marzo 2009

PSYCHOBOOK (contenuti speciali per chi ha letto il libro)



Dal rapporto di polizia del 7 marzo 2019 – Sergente Moro – matricola 7479

Ne abbiamo preso un altro. Ci ha chiamato la moglie alle tre e cinquanta del mattino. Si è svegliata e lui non c’era, sul cuscino un biglietto: Mario Brambilla è andato a comprare le sigarette. Mario Brambilla non fuma, ma non era questo il problema. Sotto, in blu, aveva aggiunto: commenta – mi piace. Gli era tornata. La febbre da Facebook.

Lo abbiamo trovato dopo tre giorni in un grande magazzino di Milano Due. Era in uno stato pietoso. Canotta azzurrina ingiallita, calzini beige con ciabatta da turista teutonico in vacanza a Bellaria e boxer extralarge macchiati di salsa cocktail e Dixie al formaggio. Aveva riaperto clandestinamente il suo profilo.
Cambiava status ogni cinquanta secondi esatti, pause fisiologiche comprese. L’ultimo diceva: Mario Brambilla viene arrestato da un amico. Credeva che fossi uno dei suoi contatti. Gli ho detto che non ero su Facebook. “Tutti sono su Facebook” ha risposto “anche la mia ex delle elementari, anzi ora le mando un pesciolino canterino e ti consiglio l’amicizia!”
Sulla bacheca sessanta album di foto a Cefalù, Londra, Egitto e Maldive. Poi aveva attaccato con gli autoscatti. Mai visto tante pose in mutande da quando rubavo il catalogo Postalmarket a mia nonna.
Abbiamo cercato di prenderlo con le buone. Urlava che doveva comprare il nuovo item limitato su Pet Society, altrimenti la gnocca del marketing, quarta abbondante bionda con meches rosa, non gliel’avrebbe mai data. Poi ha preso a piangere perché nessuno commentava, nessuno lo taggava né pokava. E i compagni d’asilo non rispondevano alle richieste d’amicizia. Ho provato a spiegargli che Facebook non esiste più per evitare che gente come lui perda il lavoro, la moglie e ogni briciolo di dignità. Ho provato a spiegargli che un gruppo di resistenza armata per la salvaguardia dei rapporti umani chiamato Psychobook ha iniziato una sanguinosa guerra contro i social network al grido di “Evviva il realismo! Morte a Facebook!” e ha vinto, a caro prezzo, ma ha vinto. Ho provato, è stato inutile: mi ha chiesto se poteva diventare fan del gruppo.
È la peggiore ricaduta che vedo da quella tizia che postava le sue foto nuda dal cellulare e chiedeva l’amicizia alle vecchiette in carrozzina alla fermata della 59. Capita sempre meno spesso ormai e spero che Mario Brambilla sia l’ultimo. Mentre lo trascinavamo via si è aggrappato alla sedia. Ci ha chiesto se poteva creare un evento sul suo arresto, solo un’ultima volta, e se potevamo confermare la nostra presenza. Impietositi gli abbiamo fatto vedere il profilo. E lo abbiamo chiuso prendendo a manganellate il computer. Amo il mio lavoro.

Aggiornamento del 1 settembre 2019
Dopo la riabilitazione Mario Brambilla è guarito. Ride, scherza e la domenica porta moglie e figli a fare picnic in campagna. Quando gli gira guarda la tv e si collega a internet, ma non è che ne abbia bisogno. Viva il realismo! Morte a Facebook!

venerdì 13 marzo 2009

Kick Ass!


Non sono mai stato un fan sfegatato di Mark Millar. Cioé Wanted (il vero Wanted non quella schifezza del film con il culo della Jolie) è stupendo e gli Ultimates non sono da meno. Ma. Non so. Gli mancava sempre qualcosa, un po' di consapevolezza forse, o più semplicemente un po' di vita sotto le ceneri alla fine. Perché ha devastato tanto che quando sono arrivato all'ultima pagina mi serve una ragione, una promessa nel cuore come dice McCarthy.
E stavolta c'è.

Leggete questo fumetto, leggere Kick Ass. Non è ancora finito, potrebbe sempre fare casino nelle prossime uscite eh, ma per ora è perfetto. In pratica comincia con un'idea che all'apparenza sembra solo una trovata: un ragazzino sfigatissimo e normalissimo, drogato di comics e supereroi decide di mettersi davvero a fare il supereroe. E fin qui niente di cui scrivere a casa.
Peccato non abbia superpoteri perché questo mondo è il nostro mondo, quello reale, e lo corchino di mazzate. Sei mesi all'ospedale. Comincia così Kick Ass, fatica adulta della Marvel sezione Icon.
All'apparenza dicevo perché sotto sotto in questo modo Millar riesce a fare una cosa bellissima: riporta alla luce l'entusiasmo del supereroe, quello che senti da ragazzino quando leggi per la prima volta le avventure dell'Uomo Ragno o di Batman. Insomma va letto.
Anche perché i disegni di Romita Jr sono spettacolari, ci ha messo un sacco di se stesso per quelle poche pagine mensili. Dettagli e potenza narrativa da farti stare alzato fino a tardi a rimirartele.

mercoledì 11 marzo 2009

Perplessità


Leggo questo articolo.
Ora.
Prima di tutto non è vero che questo sistema di scannerizzazione umana (che sembra uscito da Atto di Forza) è attivo da oggi negli Stati Uniti a Salt Lake City perché settimana scorsa io ci sono passato all'aeroporto di San Francisco.
Poi.
Che alcuni passeggeri siano perplessi io non lo capisco. E non solo perché a me, se mi vedono nudo, viene da dire "e 'sticazzi?" – non capisco tutta questa ossessione per la privacy, volete controllarmi il cellulare, sapere dove sono, registrare le telefonate? Volete postare le mie foto mezze nude sulle spiagge di Bellaria? Sempre 'sticazzi mi viene da dire. Ma davvero pensate che freghi a qualcuno? È solo una delle tante scuse per approvare decreti legge da regime e prendere per il naso la povera gente. D'altra parte Facebook ha dimostrato che la povera gente della privacy non sa che farsene, vista la quantità di foto seminude postate o di informazioni personali fornite a chiunque – ma non è questo il problema. Il sistema, almeno fino a quando l'ho provato io venerdì e credo sia ancora così, è a scelta. Cioé non sei obbligato a passarci, puoi fare la coda in dieci altre postazioni con metal detector classico. Tu decidi se passarci dentro. Quindi che minaccia alla privacy è?
Non sarebbe più logico apprezzare gli sforzi fatti per impedire che qualcuno porti armi di qualunque tipo sugli aerei? Per una volta che si cerca di prevenire...
Al limite verrebbe da chiedermi se provoca o no radiazioni e simpatici effetti collaterali non previsti. Per ora non mi è cresciuto un terzo capezzolo, quindi sto tranquillo.

Perché questo post? Perché mi sono stancato del pressapochismo, mi sono stancato del giornalismo male-informato (tempo fa scrissi, sempre alla Repubblica online, per far cambiare un servizio video che parlava del bieco uso che la Disney fa dei suoi film di animazione per fare propaganda contro i regimi mondiali nemici degli Stati Uniti: non ho scritto per il servizio in sé, ma perché per dimostrare la teoria si utilizzava Anastasia che non è, notoriamente, un film Disney), giornalismo, dicevo, male-informato che tende a creare paura, che spinge la gente a temere tutto quello che non conosce, a desiderare di essere lasciata in pace in casa propria con il proprio tostapane (come dicevano in Quinto Potere) e a desiderare che alle cose grosse ci pensi qualcun altro. E questo, io penso, è sbagliato.

"Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!"

Il Nostradamus de Noattri


2002 gente. Quindi ben sette anni fa. E questo mi spaventa. Dovrebbe spaventare anche voi, un bel po'.
Avete per caso guardato il TG1 o il TG2 ultimamente?


interessanti letture sul blog di Adriano Barone qui e su quello di Roberto Recchioni qui.

martedì 10 marzo 2009

My Book, My Pic, My Word




Un paio di segnalazioni su come si sta muovendo il piccolo figlio biancorosso che ho partorito in tutta fretta. Il mio libro.

Su anobii c'è una recensione con le quattro stelle.

Giovedì 12 alle 11:00 sono in diretta su radio 105 e dato che sarò proprio lì in studio mi tremano un po' i mutandoni. Mai stato in una radio che io mi ricordi.

Sempre giovedì ma verso le 9:45 sono in diretta sulla RSI, la radiotelevisione Svizzera!

Pazzesco.

domenica 8 marzo 2009

And don't criticize what you can't understand (Watchmen, il film)


Metreon di San Francisco, 06/03/09 ore 00.01

Fra i migliori titoli di testa che abbia mai visto in vita. Non scherzo. Geniali.
Avevo le lacrime agli occhi e lo stomaco in subbuglio.
Il film non so dire cos'è. Non so dire se è bello o brutto. Perché un po' non è un film, un po' è un fumetto che si muove.
Le inquadrature sono spesso identiche a quelle della graphic novel di Alan Moore e Dave Gibbons, perché per metterci un po' - non tutto che tutto era impossibile - Snyder ha usato più le interruzioni, la closure, insomma i salti logici e temporali fortissimi che di solito si usano nel fumetto e non nel cinema. E nel cinema fa un po' strano che non ci siano pause e tutto si muove a secondi, come trecento videoclip messi insieme.
Quindi non è un film in senso classico e non lo so mica se funziona, io so a memoria il fumetto sapevo le battute prima che le dicevano. Non posso dirlo. Inoltre tutti si pestano troppo, le sorprese sono solo audio a palla e poco altro. E il finale cambiato è cambiato solo in superficie, per il resto l'idea è quella. Funziona anche così, è meno spiazzante e forse per questo la reazione mondiale così repentina è meno comprensibile, ma ci sta tutto.
Poi, alla fine, queste cose che ho detto lasciano un po' il tempo che trovano. E i personaggi sono bellissimi, sono fottutamente veri. Non come le macchiette che riempiono il cinema di solito. Sono persone complete e sono di più, sono eroi.
Sembrava di essere dentro l'Iliade a un certo punto. Come quando a scuola per un secondo, solo per un secondo, superi l'odio naturale che hai per le cose che ti costringono a leggere e ti resta addosso una sensazione profonda e potente, di qualcosa di antico e vero e la tua vita ti sembra viaggi più in alto, in un certo senso. E sei lì sul banco che disegni omini che si combattono sotto le mura della città, anzi sei lì con loro a combattere e sentire la polvere in bocca che ti gratta la lingua asciutta e arriva Apollo che fa un mazzo così a tutti tranne che a Diomede e via così...
E le scene aggiunte (più o meno c'erano tutte nelle parti di testo della graphic novel, ma non erano visualizzate) da Snyder sono bellissime.
E c'è una scena di sesso quasi vera, insomma almeno ci hanno provato a non fare la solita roba da stacco sui primi piani e loro a letto sorridenti. Scopano. Evvivadio. E su Leonard Cohen per giunta.

Io l'ho visto a mezzanotte. Con gli americani che urlavano e applaudivano il nome di Rorschach. Non so dire se è bello o brutto, però posso dire che mi è piaciuto da morire e non mi esce da dentro. Andatelo a vedere, fatevi 'sto favore.



Le domande rimaste in sospeso:

Quanto cacchio hanno speso per la colonna sonora?
Quanto è costata la plastica facciale a Rorschach per farlo uguale al fumetto?
Quanto è bella Malin Akerman?
Quanto si assomigliano Berlusconi e Nixon?

a presto con le risposte

giovedì 5 marzo 2009

C'è Pure lo Sconto!

Suona molto nerd e molto poco intellettuale, lo so. Gli scrittori veri non fanno così. Ma chissene.
Io sabato scorso ho fatto una coda immane solo per vedere Carrie Fisher, andiamo.

Cioé, c'è il mio libro alla Feltrinelli. Da non crederci che sia vero.

Che poi...


Time 001
Originally uploaded by clemato
THE READER, continua...

Quando Michael chiede ad Hanna cosa ha imparato riguardo al passato, lei risponde che non ha imparato niente, a parte a leggere e scrivere.
E come mi ricorda la Donna Senza Testa nel commento al post precedente c'è la giovane sopravvissuta ai campi che dice: "Se cerca la catarsi vada al cinema o a teatro, non in un campo di sterminio. Non c'è niente in un campo di stremino, niente."
E invece. Alla fine del film (ok, non leggete oltre se non lo avete visto) alla fine del film Michael è con sua figlia sulla tomba di Hanna. Lei chiede chi fosse e lui comincia a raccontare. "Avevo 15 anni, stavo tornando a casa e stavo male..."

Alla fine non è vero che non è venuto fuori niente dal campo di sterminio, non è vero che i morti restano morti e non è vero che lei ha imparato solo a leggere e scrivere. Perché Hanna stessa è diventata una storia, come quelle che amava farsi raccontare. Una storia terribile, orribile e schifosa. Ma pur sempre una storia. E questo conta.